Space Economy

03/01/2019 10:21

Sessant’anni fa, il 4 ottobre 1957, i sovietici mandarono in orbita intorno alla Terra lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia. A quel tempo la “corsa allo spazio” vedeva contrapporsi i due blocchi ideologici che egemonizzavano il mondo. La corsa dell’uomo verso il cosmo era allora una questione di propaganda, di prestigio politico, di capacità belliche e ingegneristiche. Dalla guerra fredda ad oggi la tecnologia è evoluta molto velocemente e la rivalità tra USA e URSS ha lasciato spazio alle velleità dei super miliardari che, per realizzare i propri progetti fantascientifici, in questi anni stanno investendo molto per sviluppare nuove tecnologie. Il riferimento è a Elon Musk, che con la sua SpaceX sta progettando il viaggio dell’uomo verso Marte, e a Jeff Bezos,
patron di Amazon, che con la sua Blue Origin sta progettando un vero e proprio turismo spaziale con l’obiettivo di rendere la Luna un luogo abitabile. Lo scorso febbraio, dalla piattaforma 39A di Cape Canaveral, la stessa delle missioni Apollo e dello Space Shuttle, una Tesla Roadster del 2008, a bordo del Falcon Heavy, è partita dalla Terra alla volta di Marte. Il sudafricano Elon Musk, coronando il suo sogno, ci ha regalato le spettacolari immagini della Tesla rossa che sfreccia nello spazio con al volante Starman, il manichino vestito da astronauta, mentre la radio trasmette le musiche di David Bowie. C’è un elemento che va evidenziato in questo lancio ed è il fatto che il razzo Falcon Heavy, il più potente oggi in circolazione, è riutilizzabile.
Significa che, una volta raggiunto Marte con viaggiatori umani, lo stesso razzo potrà poi riportarli indietro. Una tecnologia che abbatte una barriera fino a poco tempo fa invalicabile. Operando su un altro fronte, Jeff Bezos sta per lanciare i primi viaggi lunari che offriranno ai turisti itinerari orbitali della durata di 11 minuti. Il tutto verrebbe garantito dai razzi New Glenn, ancora più
potenti e reattivi del Falcon Heavy di Elon Musk. Un altro visionario che potrebbe seguire questo filone è Richard Branson, il patron della Virgin, non nuovo a imprese straordinarie. Branson promette che dal 2020 partiranno viaggi turistici spaziali grazie alla sua Virgin Galactic. Le prenotazioni prepagate sono già 400 (a 200 mila dollari l’una) e la lista di attesa per il primo volo (cento posti) conta 65.000 nomi. I lanci di navicelle spaziali sono passati negli ultimi anni dall’essere compito ed ambizione dei governi a business dominato da privati. Privati che hanno capito il potenziale di questo settore. Nel mondo la space economy vale infatti 350 miliardi di dollari; di questi circa 80 miliardi sono legati all’industria non satellitare e provengono da budget governativi mentre tutto il resto proviene da privati. A livello globale, dal 2000 ad oggi ci sono stati 6,3 miliardi di capitali investiti da venture capital in attività e startup legate alle attività nello spazio; 250 sono i venture capital che hanno fatto investimenti in startup del settore spaziale. Questi numeri indicano che la space economy è un settore che sta crescendo nell’interesse degli investitori in maniera importante.
Ovviamente questi sono numeri relativi al mercato nella sua complessità. Bisognerebbe fare una distinzione tralo spazio inteso come astronavi e astronauti, razzi e navicelle, che costituiscono la cosiddetta componente upstream (infrastrutture spaziali), della quale fanno parte le aziende che lavorano materiali e strumenti utili alle operazioni nello spazio, componente surfata oggi dai tre tycoon citati in precedenza, e la cosiddetta componente downstream (IoT – Internet of Things) la cui parte più interessante riguarda i big data. L’italia in tutto ciò, paese tradizionalmente considerato poco innovativo dal punto di vista tecnologico, costituisce un’eccellenza nella space economy. Lo dicono i numeri, ma non solo: il valore dell’economia spaziale è 1,9 miliardi, comprende 250 aziende e 6mila persone. La metà degli spazi interni dell’ISS (International Space Station) è tricolore, cioè realizzata in Italia da aziende nostrane. L’Italia è stato il terzo paese al mondo a lanciare il proprio satellite nel 1964, dopo Usa e Russia. Siamo il terzo paese contributore in Europa al budget e alle missioni dell’European Space Agency; il sesto paese al mondo
per la quantità di articoli scientifici prodotti sul tema spazio e il sesto paese al mondo in termini in space budget come percentuale del Pil. Inoltre l’Italia è uno dei pochi paesi ad avere la filiera industriale completa: dal satellite al software, tutto viene realizzato su suolo italiano. Nel nostro paese sono già stati avviati anche i primi passi per costituire uno spazioporto. Mr. Branson ha infatti scelto per la sua Virgin Galactic la zona di Taranto-Grottaglie, dove ora vi è l’aeroporto “Marcello Arlotta” ed è da qui che decolleranno i primi turisti spaziali italiani e non: lo ha comunicato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dopo l’approvazione dell’Enac (l’Ente Nazionale Aviazione Civile) che ha portato a termine l’iter di analisi per trovare il sito più adatto.
L’inaugurazione dello spazioporto è prevista per il 2020, quando il velivolo della Virgin Galactic decollerà dall’Italia per lo spazio. Un business questo che darà vita ad una serie
di attività economiche quali indotto industriale, servizi e turismo, attività scientifiche – a cominciare dall’addestramento degli astronauti – e creazione di un polo di eccellenza. L’industria spaziale infatti sta aprendo nuovi e redditizi segmenti di mercato e l’Italia e il mezzogiorno sembrano essere più che mai pronti a correre.