Smart working per più di un italiano su due

04/07/2018 10:59

Più della metà dei lavoratori afferma di svolgere abitualmente la propria professione in un luogo diverso dalla sede principale dell’azienda. E con il lavoro flessibile le imprese risparmiano sui costi di gestione immobiliare.

Anche il mercato italiano segna la tendenza che si registra a livello globale. Dalle imprese multinazionali alle start up sino ai freelance, il quadro che si va delineando depone a favore di una maggiore richiesta di spazi di lavoro flessibili. Il dato è confermato anche da una recente ricerca condotta in Italia da IWG, gruppo primario di aziende fornitrici di spazi di lavoro flessibile, tra cui Regus e Spaces.

Il 56% degli intervistati dichiara di lavorare abitualmente in un luogo diverso dalla sede principale dell’azienda, il 41% sostiene di utilizzare spazi di lavoro flessibili una volta alla settimana. Addirittura l’80% degli interpellati indica nel fattore produttività la chiave vincente del lavoro flessibile: lavorare in luoghi diversi rispetto al classico ufficio, sembra aumenti l’efficienza produttiva. Produttività che va di pari passo con la soddisfazione del lavoratore, che aumenta, per il 71%, lavorando da remoto.

Da non trascurare, tra i motivi che depongono a favore del lavoro flessibile, anche gli aspetti legati ai costi di gestione degli uffici. Infatti, secondo gli intervistati, questa modalità di lavoro comporta minori costi di gestione immobiliare, con conseguente capacità di liberare capitali da investire nella crescita. Inoltre vi è l’ottimizzazione dei costi, la riduzione dei tempi improduttivi legati al pendolarismo e il minor rischio legato agli investimenti iniziali.