Lavoropiù incontra Roberto Zecchino, Direttore Risorse Umane di Bosch Italia

18/11/2014 10:55

Esistono imprese manifatturiere che rappresentano degli esempi di gestione aziendale universalmente riconosciuti. Le politiche di gestione del personale, le iniziative per aumentare l’employer branding, le innovazioni tecnologiche per migliorare i propri prodotti o servizi fanno di queste realtà delle case history oggetto di studio e di emulazione. Tra queste si colloca sicuramente il Gruppo Bosch Italia. Ed è con queste premesse che decidiamo di chiedere un’intervista al Dott. Roberto Zecchino, Direttore delle Risorse Umane.


Il Dott. Zecchino ha accolto volentieri la nostra richiesta e ci ha incontrato presso i suoi uffici in Via Colonna 35 a Milano, sede centrale del Gruppo Bosch Italia.

 

 

1. Dott. Zecchino Lei si è laureato nel 1994 in Scienze Politiche all’Università di Teramo e dal 2003 è in Bosch Italia, che scelte ha fatto dopo la laurea?

 

Dopo la laurea in Scienze Politiche ho fatto un percorso in Economia dello Sviluppo presso l’Università di Ginevra dove ho iniziato a lavorare come assistente occupandomi soprattutto di formazione legata allo sviluppo internazionale. Dopo di che, nel 1997 ho avuto la possibilità di fare una splendida esperienza in una start up del Gruppo Bosch a Bari e nel 2000 ho lasciato il Gruppo Bosch per fare un’altra esperienza in Svizzera presso la multinazionale americana, AutoDesk. E da fine 2003 sono Responsabile Risorse Umane del Gruppo Bosch Italia.

Sono state più scelte geografiche, ma sempre legate all’ambito delle Risorse Umane.

 

2. Attualmente dirige il personale di cinque Paesi nel sud Europa per la Bosch, quali responsabilità ha la figura di Direttore delle Risorse Umane in un’azienda così grande?

Il Gruppo Bosch in Europa, è legato soprattutto alla presenza sul territorio italiano con una realtà di 6.000 persone e con una ventina di entità legali sul territorio. Il mio ruolo comprende anche le responsabilità su Grecia, Cipro, Albania e la figura delle Risorse Umane è soprattutto una figura di coordinamento di tutte queste realtà, realtà sia di prodotti diversi, sia di tipologie commerciali e industriali diverse.

L’attenzione a tutte le dinamiche gestionali, di relazione industriale, ma anche legate al tema della selezione, sviluppo e formazione del personale rivestono una delle responsabilità più importanti della mia professione.

 

3. Quanti sono i CV che ricevete al mese e come avviene la selezione all’interno dell’azienda?

Soprattutto in questa fase di altissima disoccupazione giovanile, riceviamo quasi 4.000 CV al mese. Il numero è molto aumentato perchè tantissimi sono i ragazzi che cercano un lavoro. Il nostro è un processo di selezione molto serrato, cerchiamo sia per i tirocini formativi sia per le posizioni a tempo indeterminato persone che dimostrano competenze tecniche e competenze personali, come ad esempio la capacità di lavorare in gruppo piuttosto che la predisposizione internazionale, conoscenza delle lingue straniere unite a quella passione che devono dimostrare fin dai primi colloqui.

I nostri colloqui, per quanto riguarda l’iter selettivo, avvengono attraverso degli Assestement di gruppo, poi si procede per colloqui individuali e il colloquio finale avviene con i responsabili. Possiamo dire che è una selezione abbastanza standard, ma l’attenzione che mettiamo nelle caratteristiche personali è di un livello maggiore rispetto alle competenze tecniche.

 

4. Per quali ruoli/percorsi di studi prevedete in futuro maggiori occasioni all’interno di Bosch?

Noi siamo una Società legata molto allo sviluppo, all’innovazione, alla ricerca e alla produzione dei nostri vari prodotti. Una laurea in ingegneria meccanica piuttosto che elettronica, quindi una laurea tecnica, nel nostro Gruppo diciamo che ha maggiori occasioni sia di inserimento sia di percorso all’interno dell’azienda.

Tuttavia, anche le lauree economiche o umanistiche ci vedono reclutare su tutto il territorio del nostro Gruppo, decine di ragazzi da inserire in azienda.

Ma la laurea in Ingegneria rappresenta sicuramente la via preferenziale.

 

5. In Bosch siete molto attenti agli aspetti che riguardano i vostri dipendenti e avete avviato in questi anni considerevoli iniziative e proposte, come ad esempio il Progetto Women@Bosch.

Qual è la percentuale di donne ingegneri presenti oggi in Bosch?

L’analisi di clima del benessere della nostra organizzazione rispetto anche ad una qualità della vita interna, rappresentano uno dei pilastri del Gruppo Bosch.

Noi siamo una Fondazione di circa 300.000 persone attiva in tutto il mondo e dobbiamo fare in modo di avere collaboratori e collaboratrici motivati.

L’aspetto della diversity è una delle sfide più importanti per noi. Non è solo una questione di genere, ma anche di generazione, di cultura e vogliamo sempre di più incontrare giovani laureande (23 giugno – Girls’s Day) per poterle inserire laddove oggi, per motivi di fattispecie della ricerca che facciamo, la percentuale di giovani donne ingegnere è abbastanza bassa rispetto al resto della popolazione.

Vogliamo cercare di accrescere questa popolazione femminile laureata in ingegneria attraverso il progetto “Women@Bosch” dove andiamo ad incontrare su tutto il territorio nazionale delle potenziali future collaboratrici.

 

6. Quanta importanza ha per voi il programma Junior Managers Program? I giovani che futuro hanno in Bosch?

Il JMP è uno dei programmi di punta che ogni anno il Gruppo Bosch sviluppa.

È un programma rivolto a giovani futuri manager che attraverso un percorso di 36 mesi fanno un’esperienza all’interno della nostra Società, di cui 18 mesi all’estero.

Tutto questo perchè vogliamo, in 18 mesi di Training on the job, dare loro la possibilità di vedere diverse realtà sia sul territorio italiano sia sul territorio estero.

18 mesi è la durata che inseriamo in un contratto di apprendistato di 36 mesi per permettere un’esperienza di crescita all’estero.

Per il futuro dei giovani in Bosch basta guardare la maggior parte del Top Management che ha fatto un percorso di sviluppo all’interno del Gruppo Bosch. Siamo una realtà che coltiva i talenti, partendo ovviamente dalla selezione fino ad arrivare a essere membri del Board.

 

7. Nel 2013 Lei è stato un relatore al Digital Festival sviluppando il tema dei social network. Oggi il Festival è alla sua V edizione e ha lo scopo di far capire come il digitale può aiutare a risolvere le necessità di tutti i giorni e migliorare la qualità della vita, creare opportunità di lavoro e favorire lo sviluppo economico e sociale. Che importanza hanno i social network all’interno di un’organizzazione aziendale?

I social network ormai sono una realtà imprescindibile da qualsiasi organizzazione. All’interno del Gruppo Bosch abbiamo sviluppato una piattaforma condivisa a livello mondiale, che si chiama Bosch Connect, dove vogliamo che tutti i collaboratori e collaboratrici condividano competenze, conoscenze e informazioni. Oggi grazie anche alla scuola di formazione Bosch Tech abbiamo anche lanciato un programma che si chiama RiversMentory, col quale vogliamo formare anche le generazioni che storicamente non hanno avuto una famigliarità evoluta sul tema del social network.

Il social network non è solo un modo per scambiare comunicazione, ma è diventato anche un modo di sviluppare opportunità e sviluppare business. Il trend è quello di fare assestement della popolazione interna, affinchè esista un programma di comunicazione che gli permetta di essere sempre di piu social anche all’interno di un’organizzazione.

Tech è la scuola di formazione del gruppo Bosch Italia che da oltre 12 anni si occupa di formazione sia dei nostri 6000 collaboratori sia del nostro network, di distributori o persone che lavorano in stretto contatto con il Gruppo Bosch. Ci occupiamo anche di formazione manageriale e tecnologica anche rivolgendoci al mercato esterno.

Tech ha voluto sviluppare anche una forte collaborazione con il mondo dello sport andando a toccare dei temi come la collaborazione, la resistenza e l’allenamento che troviamo nel mondo dello sport come nella vita aziendale.

 

8. Curiosando sui suoi profili social abbiamo notato che è un grande appassionato di sport, in particolare di calcio e tennis. Cosa ne pensa delle sponsorizzazioni come strumento di marketing e promozione di immagine?

Sono un grosso appassionato di sport e, come dicevo prima, l’allenamento, il metodo, la determinazione devono far parte anche del bagaglio di ogni collaboratore.

Le sponsorizzazioni incrementano non solo la visibilità ma anche le logiche di partnership che connotano l’azienda come una realtà vicina ai giovani e allo sport. La sponsorizzazione, quindi, non può prescindere dalla strategia di comunicazione e marketing dell’azienda.

 

9. Che cosa può consigliare ai giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro?

Lo citavo prima, 4.000 CV ricevuti mensilmente fanno capire come sia molto difficile entrare nel mondo del lavoro soprattutto per i giovani. Bosch ha lanciato il progetto “Allenarsi per il futuro” su scala italiana, in particolar modo nelle regioni del Sud dove la disoccupazione è molto alta per cercare, attraverso testimonianze e offerte di tirocinio, di fare in modo che il giovane si alleni in quelle che possono essere le varie dinamiche.

Noi consigliamo ai giovani di fare tante esperienze, prima si inizia e meglio è… esperienze che possono essere diverse e a volte non coerenti con il proprio profilo e aspettative. Proprio perchè qualsiasi esperienza, breve o lunga che sia, darà al ragazzo o alla ragazza l’idea concreta di quello che poi sarà il suo mestiere.

E poi consiglio di seguire le proprie passioni, anche per la scelta di un percorso universitario. Da un lato bisogna informarsi: se scelgo un determinato percorso, che tipo di occupabilità questo percorso mi darà?

Però poi la scelta dovrà essere validata sul campo attraverso tirocini, ma soprattutto dovrà essere validata dalle proprie passioni.

E “last but not least” suggerirei anche di considerare un’iniziativa imprenditoriale. Frequentando decine e decine di università pochi sono i ragazzi che hanno l’idea di intraprendere un percorso imprenditoriale, anche se l’Italia si fonda sulle piccole medie aziende.

Avere un’idea imprenditoriale a inizio carriera può essere uno stimolo a proseguire in direzioni nuove e interessanti.