La Top 10 delle professioni del futuro

08/01/2019 12:25

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Il mondo del lavoro sta cambiando velocemente su scala globale e locale. La tecnologia sta accelerando molti processi organizzativi e sta disegnando un nuovo orizzonte di professioni. In anteprima per Alley Oop, In Tribe, società di ricerca e analisi dei big data, fornisce un’anticipazione dell’indagine sulle Professioni del Futuro 2019

Quale sarà la Top Ten delle professioni maggiormente ricercate dalle aziende italiane nei prossimi 5 anni?

  1. Esperta/o di cybersecurity
  2. Esperta/o di blockchain
  3. Data scientist
  4. Esperta/o di Intelligenza artificiale e machine learning
  5. Esperta/o di meccatronica
  6. Esperta/o di IoT e Ubiquitous computing
  7. Esperta/o di user experience
  8. Esperta/o di realtà virtuale e aumentata
  9. Esperta/o di fog computing
  10. Growth hacker

E’ interessante notare che alcune di queste professioni nascono nelle startup per approdare poi nelle grandi organizzazioni: un esempio è la figura del growth hacker che ha il compito di massimizzare le vendite e far crescere l’azienda minimizzandone i costi. Altre professioni provengono da ambiti fortemente IT, come l’esperto di blockchain, fog computing e di cybersecurity e prevedono quindi un bagaglio di conoscenze fortemente tecnologiche. Ci sono professioni invece che rappresentano le evoluzioni di professioni più tradizionali come quelle legate al marketing: l’esperta/o di user experience è la persona che analizza l’esperienza complessiva del cliente per renderla il più possibile efficace e semplice cercando di integrare i diversi canali di vendita, sia fisici che online. Le tecnologie hanno permesso anche di raccogliere mole di dati sui consumatori e oggi più di prima è importante la figura del data scientist per interpretarli e leggerli in tantissimi ambiti.

Le tecnologie innovative permettono alle persone di trasformare processi, migliorare prodotti e servizi e valorizzare la qualità del lavoro. Senza le competenze necessarie si rischia di perdere competitività sia come singola persona, organizzazione ma anche come Paese perché il cambio tecnologico è anche un cambio culturale molto profondo.

Fonte: Il Sole 24 Ore