Il Presidente di Unindustria Bologna Alberto Vacchi risponde alle nostre domande

22/07/2014 11:00

Si presenti ai nostri lettori.

Ricopro la carica di Presidente di Unindustria Bologna dal 2011 e sono Presidente di I.M.A. Industria Macchine Automatiche SpA.

 

In qualità di Presidente di Unindustria Bologna, quali prospettive individua per la città per uscire definitivamente dalla crisi?

Il nostro territorio ha tutte le potenzialità per reagire a questa congiuntura economica sfavorevole. Tuttavia è evidente che una città da sola non basta a risolvere una crisi economica strutturale come quella che stiamo attraversando. In primo luogo servono misure economiche incisive  e di largo respiro a livello nazionale. A livello locale, invece, ciò di cui abbiamo bisogno non sono grandi opere, ma dei progetti concreti e realizzabili.

 

L’industria meccanica bolognese è ancora un’eccellenza italiana o ha perso terreno negli ultimi anni?

È certamente ancora oggi un’eccellenza, anche se il tessuto produttivo si è in parte trasformato per adattarsi ai cambiamenti che il mercato globale esige. Basti pensare all’automazione, che è ancora oggi una delle punte di diamante di questo territorio.

 

Oltre a ricoprire il ruolo di Presidente di Unindustria Bologna, Lei è anche a capo di I.M.A. Industria Macchine Automatiche SpA, leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè. Come riesce a portare la Sua esperienza di imprenditore nell’Associazione degli industriali bolognesi?

Per rappresentare e difendere le aziende bisogna anzitutto comprenderne le esigenze. E non c’è sistema migliore che vivere sulla propria pelle queste stesse esigenze, nella quotidianità dell’impresa.

 

Che significato ha oggi per un’azienda far parte di un’Associazione o di una rete di imprese? Di quali vantaggi può beneficiare l’azienda associata?

Far parte di un’Associazione come Unindustria Bologna significa anzitutto poter usufruire di una serie di servizi tarati appositamente sulle esigenze delle imprese. Ma significa anche far parte di un sistema dove ciascuna azienda, piccola, media o grande che sia, ha un ruolo da giocare. Far parte di una rete di imprese, invece, significa condividere obiettivi e interessi con imprese che operano nello stesso settore, mantenendo la propria autonomia gestionale.

 

Se dovesse indicare il punto di forza del tessuto imprenditoriale bolognese rispetto ad altre aree italiane, quale indicherebbe?

Io credo che il vero punto di forza sia l’esistenza di veri e propri distretti produttivi, dove la collaborazione tra i vari attori delle filiere è costante e proficua. È un sistema che ci invidiano in tutto il mondo.

 

La Sua azienda si è sviluppata negli anni diventando una multinazionale. Che importanza riveste oggi l’apertura verso altri mercati da parte delle piccole, medie e grandi imprese bolognesi?

Oggi ci troviamo in una situazione molto particolare: la flessione della domanda interna nel nostro Paese ha fatto sì che per sopravvivere le aziende debbano cercare sbocchi all’estero. Esportare oggi è molto importante. Ma per farlo sono necessarie due caratteristiche: una grande competitività e la capacità di innovare.

 

La crisi economica di questi anni si traduce in crisi occupazionale. Quanto, secondo Lei, servizi di supporto alla gestione del personale (somministrazione, ricerca e selezione, ricollocazione professionale) possono aiutare concretamente un’azienda?

Quello del lavoro è un tema delicatissimo su cui è necessaria fare una riflessione attenta, per cui mai come oggi per un imprenditore è importantissimo poter contare su un valido supporto nella gestione del personale.