Il campione di scherma Aldo Montano intervistato da Lavoropiù

22/07/2014 10:59

ALDO MONTANO ha vinto la medaglia d’Oro nella gara individuale e la medaglia d’Argento nella gara a squadre alle Olimpiadi di Atene 2004, la medaglia di Bronzo nella gara a squadre alle Olimpiadi di Pechino 2008 e la medaglia di Bronzo nella gara a squadre alle Olimpiadi di Londra 2012.

 

Si presenti brevemente ai nostri lettori.

Sono Aldo Montano, nickname “il manzo” livornese di scoglio, ma amante del tortellino bolognese. Sciabolatore tesserato per la polizia penitenziaria con società di allenamento la gloriosa Virtus Scherma Bologna.

 

In questi anni in Virtus ha avuto modo di vivere la città di Bologna. Se dovesse scegliere 3 parole che descrivono Bologna, quali sceglierebbe?

Affascinante, accogliente, organizzata.

 

La Sua è una famiglia di schermidori. Lei si è avvicinato allo sport da giovanissimo. Quanto è importante avviare i bambini allo sport fin da piccoli?

È molto importante. Infatti solo avvicinandoli da piccoli riescono a vivere un ambiente sano che si spera poi possa consentire loro di vivere la vita nel rispetto delle regole e dell’avversario.

 

Per quale motivo ha scelto la sciabola, lasciando da parte fioretto e spada?

Perché la mia famiglia è sempre stata di sciabolatori e quindi è stato molto naturale avvicinarmi a quest’arma.

 

Il panorama sportivo italiano è quasi completamente occupato dal calcio. Perché, secondo Lei, la scherma è meno seguita rispetto al calcio?

La scherma, immotivatamente, fa parte di quel gruppo di sport così detti minori. Intorno al totale di  questi sport ruota molto meno danaro rispetto al solo calcio e questo è sicuramente un motivo di attenzione. È da sottolineare inoltre come nel calcio o nel basket le regole che consentono di apprezzare una partita sono facilmente comprensibili, nella scherma, che non dimentichiamo è una disciplina prima di essere uno sport, questo è molto più difficile, fatta eccezione per la spada.

 

Quali sono i valori fondamentali ai quali si ispira nella vita e nella Sua carriera?

Certamente la lealtà e il rispetto dell’avversario. Secondo me sono regole dalle quali non  si può prescindere.

 

Lei ha vinto diverse competizioni nazionali e internazionali, tra cui un’Olimpiade. Vincenti si nasce o si diventa?

Certamente lo si diventa. Certo il talento è una buona condizione per partire, ma se questo non viene alimentato con un duro e costante lavoro il successo non è affatto scontato.

 

Come convivono talento e impegno nella scherma? Quanto è importante l’impegno e quanto è importante il talento?

Il talento è quel qualcosa che ti consente il così detto “colpo di classe” che nessuno si aspetta.  È evidente che questo può accadere solo se è presente un lavoro intenso e ben programmato che possa mettere in condizioni il fisico di reagire adeguatamente, altrimenti non c’è colpo di classe che tenga.

 

Quali sono le Sue passioni, a parte la scherma?

Tutti gli sport che hanno a che fare con l’acqua, cinema e motori.

 

Qual è la Sua ambizione più grande?

Poter costruire in futuro un sistema innovativo per far crescere l’immagine della scherma e sviluppare al meglio le potenzialità dei baby atleti.

 

La scherma italiana investe moltissimo sui giovani e sulla loro crescita sportiva. Quale incoraggiamento darebbe ai ragazzi che si allenano duramente e che la vedono come un modello da seguire?

Io mi alleno costantemente tutti i giorni e qui a Bologna ho trovato un ambiente particolarmente favorevole. I miei allenamenti si svolgono in più sessioni e spesso una o due di queste, vengono svolte insieme ai giovani schermidori della Virtus, in queste occasioni ho la possibilità di essere attorniato da tanti giovani che si allenano con serietà e determinazione ed io con loro ci concediamo solo pochi minuti di relax tra una sessione e l’altra. Chi fa scherma sa bene che la differenza la fanno i dettagli e per poter arrivare a livelli di eccellenza bisogna lavorare quasi maniacalmente sui dettagli. Questo porta via tempo e sacrificio.

 

Se non avesse fatto questo mestiere, cosa avrebbe fatto?

Questo mestiere (la scherma).

 

Tra 20 anni come si immagina?

Ancora tra le pedane ma con un ruolo differente.

 

Qual è il Suo motto?

No pain, no glory.