Il Business della Terza Età

04/07/2018 10:38

Non è una novità, l’Italia non è un paese per giovani per dirla alla Hollywoodiana. Ma questa volta non lo diciamo in relazione alle poche opportunità concesse ai giovani, alla disoccupazione giovanile che non cala e per via delle paghette che continuano a foraggiare i figli e i figli dei figli. Forse in effetti sarebbe meglio dire: “l’Italia è un paese di Anziani”.

La situazione demografica in Italia è impietosa. Le coppie non fanno più figli e di conseguenza l’età media avanza. Le persone over 65 sono ormai oltre il 20% della popolazione, percentuale destinata a crescere costantemente fino a raggiungere il 26,5% nel 2030 e il 34,3% nel 2050. La popolazione ultra ottantenne italiana, quella presso cui si presenta il maggior fabbisogno assistenziale, è cresciuta del 150% negli ultimi 30 anni e secondo i dati ISTAT passerà dagli attuali 3,5 milioni a oltre 6 milioni di persone nel 2030, fino a superare gli 8 milioni nel 2050. I dati non sono sicuramente positivi e in un certo qual senso allarmanti, anche se non tutti vedono nero.

Il cambiamento delle dinamiche lavorative, il progressivo innalzamento dell’età pensionabile e la riduzione del numero medio di componenti dei nuclei familiari hanno innescato un meccanismo che influisce sulla disponibilità di cura dei familiari, specialmente nei figli adulti che faticano a conciliare cura e lavoro, tutto ciò comporta l’esternalizzazione della domanda di cura verso gli operatori pubblici o privati. E allora i padri dei padri chi li assiste?

L’assistenza domiciliare è uno dei settori più in crescita degli ultimi anni. Si calcola che oggi in Italia siano presenti circa 800 mila “badanti”, il 90% delle quali provenienti da altri Paesi (57% dall’Est-Europa, 34% dal sud-America, 5% dall’Asia e 4% dall’Africa). Si ricorre maggiormente a questa forma di aiuto domiciliare nelle regioni del Nord: in quest’area un anziano su 10 usufruisce di una “badante” e così pure una persona non autosufficiente su due.
Il settore dell’home Care riscuote successo a livello internazionale, soprattutto negli Stati Uniti dove l’home care è in piena espansione. Un recente articolo di Forbes, “Best franchise to own“, presenta il franchising dell’assistenza domiciliare come il miglior settore in cui investire con un investimento ridotto dalla forte e chiara utilità sociale. Negli Usa il trend è in costante crescita: agli inizi del 2000 le società di franchising erano 13, e oggi sono oltre 50 nonostante l’America sia al 42° posto come aspettativa di vita, mentre l’Italia è terza dopo il Principato di Monaco e il Giappone. Le imprese di assistenza creano occupazione, producono fatturati, combattono l’evasione, creano benessere e salute per le persone, migliorano la vita lavorativa e famigliare, aiutano la società riducendo i costi sociali, liberano risorse preziose dell’assistenza pubblica-sanitaria riducendo gli enormi costi dato che i consumi sanitari di un settantenne sono circa il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne perfino il triplo. Per gli anziani i servizi dedicati sono numerosi e vari.

 

Si parte da servizi infermieristici ed assistenziali come fare iniezioni, mettere flebo o medicare ferite non troppo gravi, a servizi di fisioterapia e riabilitazione per i molti anziani che faticano a spostarsi agevolmente e necessitano di un’assistenza a domicilio. Esistono poi servizi di accompagnamento in auto per andare a fare la spesa, per andare dal dottore o per far visita ad un parente lontano; servizi di disbrigo pratiche burocratiche come mettersi in fila negli uffici; servizi di compagnia e di supporto psicologico (alcune persone anziane fanno fatica a stare da sole, trascorrere un po’ di tempo in loro compagnia e farle parlare può aiutarle a stare meglio). Infine, tra i più diffusi, i servizi di pulizia a domicilio, compito spesso affidato alle colf o alle badanti che si occupano, solitamente, anche della pulizia della persona assistita e in alcuni casi, dell’abitazione stessa. Insomma, il settore dei servizi socio-assistenziali privati, a fronte di una domanda sempre più pressante e di primaria necessità, sta conquistando fette di mercato via via crescenti. Tale mercato, vista l’ampiezza della platea dei richiedenti, si configura come un settore molto attraente per gli investitori che in futuro potrebbero presentarsi come attori complementari al servizio sanitario statale il quale ormai da anni fatica a dare risposte efficaci ed efficienti agli assistiti più canuti.