Due storie che ci insegnano l’importanza del cambiamento

16/06/2016 17:12

C’era una volta, in Austria, un ragazzino di 12 anni che amava giocare a tennis. Lo chiamavano “il dominatore”. Dominic Thiem attualmente ha 23 anni, è il giocatore più giovane nella top 30 ATP e dal 29 febbraio 2016 occupa la 14° posizione del ranking mondiale.

E’ uno di quelli che ce l’ha fatta, da promessa tra i junior è stato capace di non bruciarsi, di entrare nell’olimpo del tennis professionistico e di essere designato come il futuro campione o uno dei migliori prospetti degli anni ’90 .

Il suo allenatore è molto severo e determinato… Per farlo crescere lo faceva correre 15km nel bosco con un tronco di 15kg sulle spalle.

Di lui Dominic dice: “Ero un tennista difensivo e lui ha modificato tutto, a partire dal rovescio, per rendermi più aggressivo. E’ stata dura: ero il miglior giovane austriaco, ma il mio ranking è crollato dopo questi cambiamenti. Però mi fidavo ciecamente.”

Tra le altre cose, infatti, il suo allenatore lo convinse a modificare la sua tecnica di rovescio, passando dal rovescio a due mani ad un ottimo rovescio ad una mano che riesce a caricare di grande potenza.

C’era invece un’altra volta, in Serbia, un “piccolo genio”… Così lo definiva il suo allenatore… “un bambino d’oro. Vostro figlio ha del talento, deve giocare a tennis: diventerà un campione.

Il suo nome è Novak Djokovic.

Nel 2004 arriva l’esordio tra i professionisti che lo piazza, nell’arco di qualche mese, già a metà classifica del ranking mondiale. Nell’anno successivo emerge nei Grande Slam di Parigi, Melbourne e Londra.

Nel 2008 trionfa letteralmente all’Australian Open, arrivando in finale praticamente senza mai perdere un solo set durante tutta la competizione.

Ma il doppio fallo del 27 gennaio 2010 e la sconfitta contro il francese Tsonga agli Australian Open sono “il punto più basso della mia carriera” e anche l’inizio di una rinascita, culminata nel trionfo a Wimbledon e nella conquista della vetta della classifica mondiale nel 2011… A proposito, mentre si scrive, siamo a 183 settimane da primo al mondo.

Dopo la clamorosa sconfitta del 2010 Novak ha cambiato la sua dieta. Il suo medico e nutrizionista ha individuato il problema di tanti affanni e infortuni: l’intolleranza di Nole al glutine. E’ ormai sempre più accertato che il sistema gastrointestinale e quello respiratorio lavorano spesso in simbiosi. Cambiando dieta, Djokovic non ha avuto più “attacchi d’asma” fino a diventare il numero uno al mondo.

Considerando che Novak Djokovic non ha il talento di Federer e nemmeno il fisico di Nadal, essere diventato colui che gli altri ritengono impossibile da battere è, come si dice in gergo, “tanta roba”!

Ma cosa hanno in comune Novak Djokovic e Dominic Thiem?

Sia Thiem, sia Djokovic non sono nel gruppo di coloro che giocano, per dirla in termini “pokeristici”, un all inn con gli ultimi quattro stracci a disposizione. Thiem aveva un futuro ben impostato e Djokovic addirittura un presente già consolidato (poteva accontentarsi dell’Australian Open del 2008) ma hanno deciso di fare un passo indietro e di innescare un cambiamento, nonostante potessero già considerarsi fieri del loro lavoro e dei risultati raggiunti.

Parliamo di storie in cui il destino non ha mescolato troppo le carte come invece ha fatto con Alessandro Zanardi ad esempio, ma di storie dove il talento donato alla nascita è stato davvero valorizzato e migliorato attraverso un cambiamento.

Avere la forza e l’umiltà di innescare il cambiamento, di rimettere in gioco il lavoro fatto fino a quel momento, di rischiare di sprofondare dopo essere saliti ai vertici… Certo ci vuole coraggio, ma spesso serve anche qualcuno vicino a spronarti, a spingerti oltre un limite personale e psicologico che tenderebbe a farti accontentare di quel che hai già.

La figura dell’allenatore per Thiem e dell’alimentarista per Djokovic rivestono un ruolo fondamentale nelle loro vite, sono leve di motivazione e fiducia che stimolano la forza di volontà di questi campioni accompagnandone la crescita.

E allora ecco lo spunto che tutti noi possiamo trarre da queste storie gloriose…

Il cambiamento e la flessibilità sono alla base del successo, non solo per Thiem e Djokovic.

Occorre accettare di buon grado i propri tempi: Thiem ha cambiato il suo modo di giocare, il rovescio e ha accettato di perdere per un anno di fila i match sul campo.

Per entrambi i nostri personaggi il cambiamento non è stato vissuto come un “tutto e subito”. I cambiamenti importanti richiedono realizzazioni lunghe… In fondo non diciamo sempre che “più una cosa vale, più costa”? In questo caso si parla di costo-tempo ma è la stessa cosa.

Il cambiamento diventa cambio di mentalità nel momento in cui ci apriamo agli altri, alle indicazioni e anche alle critiche, proprio come quando Thiem ascoltava il suo allenatore.

Dall’esterno possono pervenire anche intuizioni, non solo giudizi sbagliati.

Perchè non incamerare il suggerimento e farlo decantare? Perchè non evitare l’affanno della smentita ogni tanto?

Accettiamo l’instillazione del dubbio come fosse un granello di sabbia da trasformare in una perla!

Dalla ricettività nasce l’ascolto, dall’ascolto nasce l’accettazione e dall’accettazione nasce la consapevolezza necessaria ad evolvere e a migliorare. I campioni nel loro “grande” e noi nel nostro piccolo.

 

P.S. Rafael Nadal non è mancino, fuori dal campo è destrimano e tennisticamente era bimane… ”Vinceva così in scioltezza i tornei Under (12-14-16-18) con due anni di anticipo. Poi dovette scegliere. Decise di staccare la mano destra e trasformò il suo dritto mancino, chiamato anche dritto a uncino, in un colpo micidiale… “